mercoledì 1 novembre 2023

L’Europa delle scienze e della cultura: Bologna Capitale del Gusto – Il Friuli Occidentale – Le Terre della Piave,Milano Vetrina del Gusto e San Marino impegnati in una iniziativa multimediale della rete Borghi d’Europa



Associazione Culturale Borghi d’Europa

I Percorsi Internazionali di Borghi d’Europa

Bologna Capitale del Gusto

“Borghi d’Europa” fa rinascere, grazie al progetto L’Europa delle scienze e della cultura (Patrocinio IAI-Iniziativa adriatico ionica – Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico-ionica), l’iniziativa “Bologna Capitale del Gusto”.

Il 6 e 7 maggio del 2008, il Comitato “Bologna Capitale del Gusto” promuoveva questa iniziativa di informazione: la città felsinea riscopriva dunque il suo ruolo di crocevia gastronomico d’Europa. Bologna infatti, considerata da sempre la professoressa d’Italia, grazie alla sua prestigiosa Università, ha svolto sin dal Medioevo il ruolo di cerniera e di ponte fra culture, gastronomiche e non solo: cucina emiliana, cucina romagnola, cucina ferrarese ma anche grande tradizione di cucine straniere, oggi elegantemente appellate etniche, o semplicemente prestate da altre regioni italiane.

La scelta dell’Associazione “L’Italia del Gusto”di nominare la Città: “Capitale del Gusto 2008” aveva privilegiato la città felsinea proprio in virtù dell’alto numero di studenti forestieri, italiani e non, che la sua Università attira, permettendo così un dialogo ed un interscambio di conoscenze. Già nel XVII-XVIII secolo i viaggiatori che passavano per la città osservavano stupiti l’esistenza di trattorie dove si poteva mangiare “alla francese” o “alla tedesca”: forme di rispetto per le culture “straniere”, che Bologna coltivava da secoli. Sorta di cucine etniche ante-litteram.

Dopo tanta teoria comunque non era mancato il momento della pratica perché, quando si parla di “gusto”, l’assaggio è d’obbligo.

A quindici anni da quell’iniziativa, si è deciso di riprendere ed aggiornare il progetto; convergono su questa rinnovata iniziativa: “Milano vetrina del Gusto” (la redazione multimediale di Borghi d’Europa), che si occuperà della presentazione nazionale degli eventi,il Progetto d’informazione nel Friuli Occidentale (che gode del Patrocinio del Comune di San Giorgio della Richinvelda e di ConfCooperative – Pordenone)il Progetto d’informazione del Veneto (Di qua e di là del Piave, con il Patrocinio del Comune di Spresiano), ed infine di un gruppo dei giornalisti della sezione estero dell’USGI ( Repubblica di San Marino ).

Questi i temi e le ‘corrispondenze ‘ delle prime cinque settimane:

prima settimana:

L’Appennino Bolognese: Monghidoro, Il mito dei benandanti

Friuli Venezia Giulia: Cormons, la terra dei benandanti

Veneto, Santa Lucia di Piave: la ‘lumera’

seconda settimana:

L’Appennino bolognese: la Via del Pane e la Montagna del Grano

Friuli Venezia Giulia: pane e farine nel Friuli Occidentale

Veneto, Spresiano: la Via di San Martino e i dolci del Panificio Campagnolo di Lovadina

terza settimana:

La Via dei Norcini: alla ricerca della Mortadella perduta

Friuli Venezia Giulia: la Sopressa friulana e il salame a punta di coltello

Veneto: la Via dei Norcini sulle rive del Piave

quarta settimana:

L’enoteca “Vinologico” di Bologna

Friuli Venezia Giulia: Cantina Pitars: i vini delle Grave del Friuli

Veneto: i vini dell’Azienda “Col Miotin” di Pieve di Soligo, a Bologna

quinta settimana :

Osti&Osterie : a Bologna la storica Osteria del Sole

Friuli Venezia Giulia: alla Torre di Valvasone, ristorantino ed enoteca

Veneto: Osteria Beltrame a Spresiano


giovedì 12 ottobre 2023

Bologna Capitale del gusto, incrocia le storie dei borghi e dei territori europei


La ripresa delle iniziative di informazione del Comitato Bologna Capitale del Gusto, hanno fatto

rinascere la curiosità e l'interesse dei giornalisti e dei comunicatori per le attività che Borghi d'Europa

aveva promosso fra il 2008 e il 2016 in terra emiliana e romagnola.

Il nuovo percorso d'informazione incrocia le storie che riguardano l'Emilia Romagna e che richiamano,sui temi, anche le esperienze degli altri territori ove si svolgono progetti e iniziative.

Così dal racconto dell'enoteca Vinologico di Bologna, ecco la scoperta dei vini della zona di Conegliano e Valdobbiadene (soprattutto quelli dell'azienda agricola Col Miotin di Pieve di Soligo, rigorosamente FIVI-vignaioli indipendenti ).

A Bologna il racconto dell'Osteria al Sole richiama le storie dell'Osteria Beltrame, in quel di Spresiano, sulle rive della Piave.

Andrea Semenzin, fornaio di Caerano San Marco, narra la storia del pane di segale (Piemonte,Lombardia-Valtellina, Valle d'Aosta,Alto Adige), per il Percorso Internazionale I Mulini del Gusto e le Vie del Pane, per toccare la mitica Via del Pane dell'Appennino Bolognese.

Un viaggio che durerà fino a dicembre del 2024, grazie al progetto L'Europa delle scienze e della cultura (Patrocinio IAI-Iniziativa Adriatico Ionica).

sabato 7 ottobre 2023

Bologna,Capitale del Gusto - A Bologna si sa, si mangia bene e, dal 1465, all’Osteria del Sole, si beve anche meglio!

di Gianfranco Leonardi  


Il maggior numero di primavere al sapor di vino l’ha vissuto proprio l’Osteria del Sole in Vicolo Ranocchi, nel ventre del Mercato di Mezzo, dove le strade portano i nomi degli antichi mestieri. All’epoca in cui in questo budello si vendevano le rane, l’Osteria del Sole a Bologna c’era già e si parla del 1465 e dintorni (quasi ben 560 anni fa!) ancora prima della scoperta dell’America… Difficile da credere, ma i primi documenti che parlano dell’Osteria del Sole risalgono proprio al XV secolo. Chissà quante vicende, quante persone sono passate da lì. Il “Sole” trasuda di storia e trasmette un senso di rispetto in chi varca la soglia d’ingresso, pur infondendo familiarità. Sempre viaggiando nella storia bolognese, nel 1712, lo storico Giuseppe Maria Mitelli, raffigura con un acquaforte il “gioco delle osterie di Bologna”: 59 in tutto, e “il Sole” occupava la penultima casella. Questo gioco era simile a quello dell’oca e per divertimento, si potevano così provare vari locali e relativi piatti tipici che le osterie offrivano, anche se la scelta era scarsa, ma ognuna aveva la sua specialità, tranne al “Sole”, dove il mangiare, ce lo si portava da casa. L’osteria era, come lo è ancora adesso, luogo di ritrovo, dove si andava per stare con i propri pensieri o in compagnia, dimenticando per un attimo, impegni e le fatiche, facendo un viaggio nel tempo, intorno a un bicchiere di vino, con le gambe sotto agli storici tavoloni di legno… e dove si parla, si discute e si gioca a carte, ma anche a quello che si vuole….


Tanti ovviamente le storie, gli aneddoti e le vicende che hanno visto l’Osteria del Sole quale scenografia: tra le più curiose, quella del 1879, quando per Bologna giravano tanti attivisti votati alla causa socialista e, tra di loro, c’era anche Giovanni Pascoli (ancora non noto poeta). Leggendo alcuni documenti e rapporti dell’epoca si è giunti alla conclusione che fu proprio all’Osteria del Sole, dove Pascoli e i suoi erano soliti riunirsi, che venne arrestato il poeta mentre era seduto a quei tavoli, con l’accusa di aver aderito alle idee socialiste…




1945: è da qui che parte la storia della famiglia Spolaore. Si narra che fu grazie a una vittoria ciclistica di un componente della famiglia di allora (lo zio Aldo Canazza) che si poté ottenere la licenza dell’osteria. Da allora successe nella gestione la nonna Adele, la matrona del tempio dedicato al vino, una donna di altri tempi. Poi fu Luciano, suo figlio, che come un geloso custode, tenne le redini del “Sole” fino al 2009… a questo punto la gestione familiare si trova ad un bivio. Venuto a mancare Luciano, non si sa che cosa sarà dell’Osteria del Sole: i beneficiari dell’eredità devono tutti cambiare mestiere e abbandonare le vecchie vite per il bene del locale. Per fortuna, lo spirito che animava i predecessori, lo si ritrova in chi vive il presente. Ed è stato così, che grazie all’aiuto di alcune istituzioni bolognesi, non senza difficoltà, i nuovi osti riescono a portare avanti il dolce “peso” e la responsabilità di un luogo per molti sacro, poiché quello è un monumento alla vita vissuta ogni giorno, alle persone, e all’uomo…




Oggi, a indicarne l’esistenza è un’insegna spartana su cui campeggia una sola parola: “vino”. Entrando, lo sguardo cade sul banco a mezzaluna di destra, dietro il quale lavorano il titolare, Luciano e sua moglie Daniela, su uno spazio rialzato con un tavolo che sta di fronte e sugli intonaci bruni per il fumo e gli anni. Gli arredi sono ancora quelli degli inizi ‘900: panche, tavoloni in legno, sedie impagliate, graffiti alle pareti (lasciati da mani ignote) cartelli vari, anche di avvisi perentori...




Come sempre, all’ora di pranzo, al Sole, tutti si tuffano sui loro scartòzin (cartocci) di affettati, formaggi, tranci di tonno, insalate o semplice crescenta (sfizioso prodotto da forno tipico della città petroniana: è una focaccia insaporita con cicciolini di prosciutto, che si taglia a quadrotti e si gusta al posto del pane, ottima con l’aperitivo) da accompagnare con quel che la fornitissima cantina propone in pronta beva. Una delle particolarità del locale è proprio il fatto che qui si ordina solo vino, mentre cibo e stuzzichini si portano da casa...




Il proprietario ha fama di burbero, ma col passar degli anni e con il crescere dell’interesse per l’osteria, è sempre più propenso a sorridere e a stringere mani. Per conquistarne la simpatia, è meglio non fare troppe domande, accomodarsi, ordinare un bicchiere o una bottiglia e lasciare che siano proprio questi a raccontare chi è Luciano: un oste con la “O” maiuscola, che ha trascorso la vita tra questi muri - ormai color tabacco - facendo su e giù tra il banco di mescita e una cantina sterminata, che arriva a toccare le fondamenta dei Portici del Pavaglione rivolti su Piazza Maggiore (quasi 50 metri!). Il vino lo conosce da quando aveva 8 anni e aiutava il padre a riempire le bottiglie. La sua è una clientela tra le più varie: gente del vicino mercato, colletti bianchi e professionisti degli uffici del centro, gruppi di amici che fanno baldoria e anziani habitué, che non hanno perso il gusto della partita a carte e del buon bere.


A proposito:

Vini Neri: Chianti Docg – Gineprone; Lambrusco Concerto – Medici Ermete; Merià Bordolese – Serpaia di Endrizzi; Merlot-Rodaro; Pinot Nero – Tramin; Sangiovese di Romagna – Spalletti;

Valpolicella Ripasso – Domìni Veneti;

Vini Bianchi: Baron de L – Ladoucette; Chablis 1er Cru “Cuvée Pic” 2005 – Albert Pic; Chablis-Regnard; Chardonnay – Soligo; Chardonnay-Trebbiano di Romagna- Spalletti; Friulano – Rodaro; Gewurztraminer – Tramin; Pinot Bianco – Tramin; Pinot Grigio – Vie de Romans;

Pouilly Fumè – LaDoucette; Ribolla Gialla – Pitars; Sauternes- Chateau les Justices;

Vini Bianchi Frizzanti: Albana dolce-Cantina Zanotti protonotari Campi; Metodo Classico Brut Nature-Rodaro; Metodo Classico Brut Nature Rosè- Rodaro; Moscato D’asti – Michele Chiarlo; Pignoletto frizzante Doc-Medici Ermete; Prosecco Treviso Doc – Soligo; Spumante millesimato Brut-Coffele;

Champagne: Blanc de Blancs 2012- Roedere e Philippe Stark; Blanc de Blancs 2011 – Louis Roederer; Brut Premiere – Louis Roederer; Cristal 2012 – Louis Roederer; Demi Sec – Louis Roederer; Rosè 2012 – Louis Roederer et Philippe Stark;

Vini Liquorosi: Amaro d’Erbe- Tosolini; Kranebet – Rossi D’Asiago; Grappa – Vite d’oro Barricata; Madeira- Cossart Gordon; Nocino – Spalletti; Porto Riserva- Ramos Pinto; Whiskey – Jack Daniel’s;

Birre: Er Boqueron la Blanca; Menabrea Bionda;Theresianer premium Pils; Theresianer senza glutine; Theresianer Strong Ale.



Osteria del Sole

Vicolo Ranocchi, 1/d
Bologna BO

Dal Lunedì al Sabato
dalle 11.00 alle 21.30

Chiuso la Domenica

Tel.: 347 968 0171
www.osteriadelsole.it
info@osteriadelsole.it

I benandanti in Friuli

Chi sono questi benandanti? Da un lato, essi affermano di opporsi a streghe e stregoni, di ostacolarne i disegni malefici, di curare le vittime delle loro fatture; dall’altro, non diversamente dai presunti avversari, asseriscono di recarsi a misteriosi raduni notturni, di cui non possono far parola sotto pena di essere bastonati, cavalcando lepri, gatti e altri animali.

Carlo Ginzburg
I Benandanti

https://www.friulani.net/i-benandanti/


Intorno al XVI-XVII secolo, in Friuli, si diffusero piccole congreghe che si adoperavano per la protezione dei villaggi e del raccolto dei campi dall’intervento malefico delle streghe.


Tale culto discendeva da antiche tradizioni pagane contadine già diffuse nel Centro-Nord Europa. Al centro di questo culto vi erano i Benandanti, portatori di energie positive il quale destino era segnato già dalla nascita (erano coloro che nascevano ancora avvolti nel sacco amniotico).

I Benandanti avevano il compito di lottare per la fertilità della terra combattendo contro streghe e stregoni. Si narra che coloro venivano scelti come benandanti erano in grado di fuoriuscire dai loro corpi, a volte sotto forma di nebbia altre volte prendendo l’aspetto di piccoli animali e in gruppo si riunivano per impedire i malefici. Si fronteggiavano, così, due eserciti: da un lato le streghe con le loro canne di sorgo dall’altra i benandanti armati solo di rami di finocchio. Gli scontri erano soliti avvenire durante i periodi delle quattro tempora (sono quattro distinti periodi di tre giorni – mercoledì, venerdì e sabato – di una stessa settimana approssimativamente per le tempora d’inverno fra la terza e la quarta domenica di Avvento, per le tempora di primavera fra la prima e la seconda domenica di Quaresima, per le tempora d’estate fra Pentecoste e la solennità della Santissima Trinità e per le tempora d’autunno fra la III e la IV domenica di settembre, cioè dopo l’Esaltazione della Santa Croce, il 14 settembre). Se a prevalere erano i benandanti, sarebbero seguiti mesi di abbondanza e prosperità, mentre se a vincere fossero state le streghe, i poveri contadini sarebbero stati afflitti da lunghi periodi di fame e carestia.


Oltre ad essere potenti guaritori e terapeuti, i benandanti potevano vedere i morti in processione e ascoltare i loro messaggi. Il potere di vedere i morti era anche tipico delle donne benandanti che, in particolari occasioni (ad esempio al loro periodo mestruale o nel giorno della Commemorazione dei defunti), avevano visioni di conoscenti o parenti da poco defunti.


Con un termine altrettanto generico come quello di benandante, veniva assegnato il nome di strolighe alle fattucchiere che levavano le fatture malefiche e curavano mali.


Un attenta disamine viene fatta da Carlo Ginzburg nel libro “I benandanti. Ricerche sulla stregoneria e sui culti agrari tra Cinquecento e Seicento“. Secondo Ginzburg, nella realtà, si trattava di personaggi caratterizzati da un certo rifiuto dell’autorità, con una forte senso di indipedenza sempre, però, disponibili ad aiutare gli altri. Dunque, più guaritori che maghi.


Nonostante si presumesse fossero maghi buoni, fra 1575 e 1675 i benandanti furono decretati eretici dalla Santa Inquisizione. Verso la fine del Seicento tuttavia, l’Inquisizione allentò le sue inchieste e dei benandanti si persero le tracce anche per il poco seguito che ormai avevano tra la popolazione.


Bologna,Capitale del Gusto a Monghidoro

 


Inizieremo questo viaggio de ricordi dalla periferia della Provincia di Bologna, precisamente da Monghidoro, al confine con la Toscana, dove nel 2006 visitammo “La Cartiera dei Benandanti”.

Si tratta di un Agriturismo, particolarmente curato, in cui è possibile assistere ai lavori di campagna (e soprattutto goderne i prodotti riproposti “brevi manu” con insospettabile perizia gastronomica) e riposarsi, godendo dei magnifici panorami della montagna o dedicandosi ad equitazione, golf o nuoto in piscina, tutte attività praticabili nei dintorni.


La “fabbrica” dei sapori naturali




La Cartiera è anche meta di una assidua frequentazione da parte di scolaresche desiderose di riavvicinarsi alla Natura e conoscerne i prodotti, riproposti nella maniera più genuina.

Ritornando qui, dopo diversi anni, ci aspettavamo grandi cambiamenti, invece, con nostra meraviglia, ma anche con grande sollievo, abbiamo trovato che tutto era uguale, (salvo le necessarie manutenzioni naturalmente). Solo le persone che ci hanno accolto erano cambiate: al posto della sig.ra Luisa, abbiamo trovato il figlio Luca, che segue, particolarmente la coltivazione dei cereali biologici e dell'erba medica ed in generale l’aspetto zootecnico dell’azienda, mentre la sorella Elisabetta si interessa dell'agriturismo, del caseificio, e della lavorazione della carne aziendale bio.

I piatti tipici del Menù




Ma l’aspetto che più ci interessava era ovviamente quello della Ristorazione: anche qui abbiamo riscontrato la stessa attenzione alla genuinità dei cibi, prediligendo alimenti bio ed un attento rispetto delle tradizioni gastronomiche bolognesi, sia pure con qualche gustosa citazione della limitrofa cucina toscana, come i Tortelli di zucca e noci.

Prima di far ritorno a casa non ho potuto non domandare a che cosa si riferisse il nome, di cui non riuscivo a ricordare la spiegazione che mi era stata data nella mia prima visita.

Esso è dovuto alla sua antica origine dell’edificio, costruito alla fine del 1500: una cartiera, in cui si trasformavano paglia e stracci in carta, utilizzando l’acqua e la forza del fiume.

Per quanto riguarda i Benandanti essi erano personaggi dei culti agrari dell’epoca, che avevano la caratteristica di essere nati con la “camisciola”, cioè involti nella membrana amniotica, circostanza questa che li costringeva a uscire nottetempo per combattere, armati di rami di finocchio, le forze occulte che insidiavano la fertilità dei campi, incarnate da streghe e stregoni, muniti invece di canne di sorgo. In caso di vittoria i raccolti sarebbero stati copiosi, se sconfitti sarebbe seguita una carestia.

È chiaro per chi facessero il tifo quelli della cartiera!

Gianluigi Pagano


venerdì 6 ottobre 2023

Bologna Capitale del Gusto – All’enoteca Vinologico in Via delle Lame, la prima tappa per conoscere Ivan e le sue scelte


 “I monumenti ci parlano. Se ci fermiamo anche solo per un attimo a guardarli ed interrogarli, ci racconteranno di un passato affascinante, che è il nostro.

Partendo idealmente da essi, e attraverso di essi , il portale “Storia e Memoria di Bologna” dà voce ai protagonisti maggiori e minori della storia…” 

“La tipica osteria bolognese è costituita da un locale con tavole e sedie disposte lungo le pareti longitudinali, allineate con la parete di fondo, il banco della mescita, dietro il quale troneggiano gli scaffali colmi di fiaschi e bottiglie.

“Abbiamo pellegrinato da una osteria all’altra della città – bevendo dappertutto un bicchiere alla salute del lettore – per ricercare le vestigia di questi ricettacoli dei seguaci di Bacco e abbiamo potuto constatare che molti locali dal vecchio e caratteristico aspetto esistono ancora, rappresentando così un singolare contrasto coi “bars” ultramoderni dove si pavoneggiano lindi baristi stilè e domina la cassiera dalle unghie rossolaccate. …”

Poi vi sono i locali dove l’eccellenza delle scelte si mescola alla qualità delle atmosfere e delle iniziative . E’ il caso dell’enoteca Vinologico, che Ivan ha aperto in via delle Lame, e che merita senza dubbio di appartenere ad un percorso del gusto che fa della cultura uno dei suoi elementi fondanti.

Citiamo, tanto per fare un esempio, gli incontri con l’artista : a giugno “Piano Colore”, una serie di disegni su carta di Angela De Sando che,dopo la laurea in architettura, ha fatto gli studi di arte contemporanea a Madrid ed ha collaborato con architetti e interior designer in Italia e all’estero.

“Locale di livello altissimo. Il proprietario, oltre che essere una persona gentile e disponibile, cura tutte le proposte, sia relative al bere che al mangiare, nei minimi dettagli.”

In maggio la presentazione dei vini della cantina LA TOGNAZZA di Gianmarco Tognazzi. Un blend interessante che unisce le due regioni di Toscana e Lazio (Toscazio) e vitigni autoctoni toscani con vitigni internazionali: Tapioco: vermentino – chardonnay Come se fosse: sangiovese – merlot ; Antani: sangiovese – syrah.

Fra le scelte di Ivan il vino La Bella Arrabbiata Extra Brut dell’azienda agricola Col Miotin di Pieve di Soligo. Racconta Antonio Bottega,nume tutelare dell’azienda :”La zona di produzione di questo spumante sono le vigne collinari coltivate nella zona di Solighetto (Pieve di Soligo). Perlage delicato, con bollicine sottili, persistenti ed omogenee. Il colore giallo paglierino con riflessi verdognoli riflette un profumo floreale di fiori bianchi e gialli, ma anche profumi di frutta come pera, mela, pesca e banana. La Bella Arrabbiata si presenta con un gusto sapido e piacevolmente acidulo, con un gradevole finale asciutto. Viene servito come aperitivo oppure in abbinamento ad antipasti, primi piatti e secondi piatti a base di pesce.”

Ivan è croato e propone nella sua enoteca alcune ‘perle’ di quella terra (tanto per fare un esempio

la Malvasia Istriana e il prosciutto….).

Borghi d’Europa gli ha proposto di accompagnare le storie di Bologna,Capitale del Gusto come

partner d’informazione : comincia un viaggio che si concluderà alla fine del 2024.

Evviva !