sabato 30 novembre 2019

La campagna d'informazione sul pesce d'acqua dolce di Alessio Tonini


 



La Società agricola di Itticoltura Tonini nasce, ormai una ventina di anni fa, grazie alla passione e alla lungimiranza di Alessio Tonini vero punto cardine dell'azienda che, in breve tempo, ha saputo affermarsi prepotentemente nel settore ittico diventandone leader di mercato.
Ci troviamo in Veneto e più precisamente nel comune di Breda di Piave in provincia di Treviso; l'azienda è nata sulle ceneri di una precedente attività che Alessio ha rilevato e rammodernato e si occupa in via principale dell'allevamento di trote nella varietà salmonata.
“Ci vantiamo di essere dei veri e produttori made in Italy; il nostro pesce, infatti, è perfettamente rintracciabile in ogni momento del suo ciclo e possiamo garantire sulla provenienza e qualità del prodotto senza ombra di dubbio. L'origine controllata della nostra trota ci ha consentito di riportare in auge (e sulle tavole dei buongustai) un prodotto ittico per molto tempo accantonato in seguito all'invasione di mercato di pesci di provenienze lontane, ma incerte talune volte privi delle certificazioni necessarie a livello sanitario e di qualità.”
"Il nostro concetto di sostenibilità è semplice: è nostra ambizione riuscire ad implementare la nostra attività produttiva utilizzando ciò che l'ambiente circostante ci autorizza a fare. "
La sostenibilità
Quando parliamo di sostenibilità, quindi, ci riferiamo in primo luogo al mantenimento del pieno rispetto dell'ambiente che ci ospita ed in secondo luogo al benessere del prodotto ittico durante tutto il suo ciclo di vita. La sostenibilità ambientale viene perseguita adottando importanti accorgimenti affinché la nostra produzione non nè invasiva nè deleteria per l'ambiente che ci ospita. Per questo motivo diamo grande importanza ed attenzione, ad esempio, all'acqua che utilizziamo nei nostri allevamenti. Grazie alla presenza di alcune falde acquifere che sgorgano a pochi chilometri dalla nostra azienda utilizziamo esclusivamente acqua di risorgiva che non va a compromettere in alcun modo l'ambiente circostante. Per quel che riguarda, invece, la sostenibilità riferita al benessere del prodotto, ci riferiamo alla grande cura che mettiamo quotidianamente nella pulizia delle vasche e nell'alimentazione del pesce per la quale ci affidiamo a produttori specializzati che utilizzano materie prime di qualità elevata e ci preparano miscele specifiche a seconda del momento del ciclo di vita del pesce. La nostra politica aziendale ci impone la non esasperazione del nostro ciclo produttivo; dedichiamo il tempo necessario alla crescita del prodotto senza voler bruciare le tappe per un beneficio economico maggiore e soltanto così facendo il nostro lavoro non va a compromettere delicati equilibri ambientali troppo spesso dimenticati. Il risultato finale della nostra attività ci consente di consegnare al mercato nazionale ed internazionale un prodotto genuino, sano e gustoso da cucinare come si preferisce; il nostro pesce può essere proposto al forno o in padella ed ottimo sotto sale come il branzino. Per l'esaltazione delle carni ed assaporarne il gusto fino in fondo la semplicità di cottura è la scelta migliore senza abusare di aromi e spezie che ne coprono parzialmente il gusto delicato, ma deciso.
Il racconto
Allevamento di trote
Il nostro allevamento si trova in una zona ricca di risorgive; uno spazio punteggiato di fiumiciattoli e ruscelli caratterizzati da acque fresche e pulitissime. In questo contesto naturale d'eccezione si inserisce la nostra passione infinita per un lavoro che si tramanda di padre in figlio e che si evolve quotidianamente verso un'evoluzione tecnologica di tutto rispetto messa al servizio dell'ambiente e del consumatore. Oltre al controllo continuo ed accurato da parte dei veterinari che accertano le condizioni igieniche ottimali, sono gli uomini dell'azienda che spendono il loro occhio esperto per garantire il buon funzionamento dell'attività. Gli animali vengono seguiti con professionalità e cura dalla fase di avanotteri fino alla pesca finale; l'allevamento si contraddistingue per un bassa densità di trote, garanzia del benessere del pesce che si trasforma in una qualità ineccepibile, per la frequente rotazione e pulizia delle vasche, per la continua ossigenazione delle acque e per un controllo maniacale sulle miscele proposte come cibo alle trote stesse. Il prodotto finito, certificato da un punto di vista sanitario, giunge freschissimo sui mercati nazionali e nel piatto degli avventori finali; solide realtà di ristorazione locale ne hanno fatto una materia prima di punta per i loro migliori menù.
Specialità salmonate
Protagonista indiscussa dei nostri allevamenti è la trota, un pesce di acqua dolce che appartiene alla famiglia dei salmonidi. La trota è un pesce sentinella poiché vive e si riproduce soltanto in ambienti salubri con acqua pulitissima, fresca e ossigenata. Grazie alle sue caratteristiche la nostra trota presenta una livrea colorata con sfumature cangianti e può raggiungere dimensioni di tutto rispetto (la taglia massima, generalmente, non va oltre i 7 kg). Conosciuta con il nome di trota iridea o trota arcobaleno,il pesce ha le carni lievemente rosate ( conseguenza dell'alimentazione a base di crostacei) e si adatta molto bene all'allevamento in acqua dolce ove raggiunge anche picchi riproduttivi interessanti. Grazie alla compattezza delle carni, alle buone capacità nutrizionali e alla facilità di cucina è un prodotto decisamente richiesto sul mercato; i filetti freschi possono essere cucinati al forno o in padella mentre un'evoluzione interessante del prodotto si ha verso l'affumicatura dello stesso che viene realizzata a basse temperature e regala al palato gusti nuovi e stuzzicanti. Oltre al consumo di trota salmonata, il pubblico appare interessato anche a preparazioni gastronomiche derivate che hanno come base le uova del pesce e a gustosi paté che rappresentano un complemento esotico alle classiche tartine da aperitivo. La trota salmonata è un prodotto facilmente cucinabile; consumato da solo o rielaborato in sughi per una pasta asciutta assai gustosa è adatto a grandi e piccini ed è un ottimo alleato nel processo di crescita dei bimbi.
Acquacoltura in acque dolci
Il core business della nostra attività è l'acquacoltura in acque dolci. Volendo semplificare ed entrare nel dettaglio la nostra azienda si occupa di porre in essere molteplici attività (ben distinte e separate dal concetto di pesca) atte a realizzare un allevamento ittico in acqua dolce.
Il core business della nostra attività è l'acquacoltura in acque dolci. Volendo semplificare ed entrare nel dettaglio la nostra azienda si occupa di porre in essere molteplici attività (ben distinte e separate dal concetto di pesca) atte a realizzare un allevamento ittico in acqua dolce. Benché tali attività siano assai antiche, è soltanto a partire dal terzo millennio che la nostra attività acquisisce via via importanza primaria nel contesto sociale in seguito alla crescente domanda di pesce da parte dei consumatori alla quale la pesca in acque libere non riesce a fornire una risposta soddisfacente. L'acquacoltura in acque dolci è la risposta alle esigenze di mercato nella piena salvaguardia delle risorse marine; in ottemperanza ad una rigida giurisprudenza che regola l'attività nello specifico l'allevamento ittico ha senza dubbio un minor impatto ambientale rispetto alla pesca e consente di tutelare il consumatore ( grazie all'evata qualità del prodotto) e l'ambiente circostante. Il nostro allevamento ittico è di tipo intensivo ed è realizzato con l'ausilio di ampie vasche alimentate da acque risorgive che danno garanzia di salubrità; il ciclo di vita del pesce viene accompagnato da un'alimentazione di tipo artificiale personalizzata in relazione all'età del pesce e alle sue esigenze. Le fasi del ciclo ittico sono accompagnate nel pieno rispetto dei tempi dettati dalla natura e senza esasperazione dei processi. Le nostre vasche sono periodicamente sottoposte a controlli sanitari rigidissimi; il nostro pesce vive in un ambiente igienicamente ineccepibile, sottoposto ad alimentazione controllata e non è in alcun modo soggetto a somministrazione di medicamenti e antibiotici. Il prodotto finale è un pesce del tutto simile al pescato per valori nutrizionali, quantità di grassi e Omega 3; la consistenza delle carni è buona ed risulta gustosa al palato. Al termine del ciclo di vita il pesce è pronto per essere immesso sul mercato; riforniamo quotidianamente mercati italiani ed internazionali e stiamo lavorando per realizzare all'interno della nostra azienda un laboratorio di trasformazione del pesce per poter rivendere anche prodotti lavorati.
La trota è buona e fa bene
La trota iridea garantisce numerose virtù per la salute dell’organismo. Si tratta precisamente di un alimento ricco di proteine, potassio e ferro. La varietà di ricette rende questo alimento uno dei cibi più gustosi a tavola, grazie ai suoi benefici e valori nutrizionali. La trota è un pesce d’acqua dolce appartenente alla specie dei salmonidi. Il suo aspetto ricorda molto il salmone, ma a differenza di quest’ultimo, la bocca della trota è leggermente più grande. Le pinne invece sono più corte e la dimensione del corpo è più piccola. Si trova in Europa, ma anche in Africa, in America Settentrionale e nelle zone nordiche dell’Asia. Non si tratta di un pesce indolente, infatti questa specie ha l’abitudine di spostarsi costantemente da una zona all’altra senza alcun tipo di problema. In realtà, non tutte le trote sono uguali. Quest’ultime, infatti, possono presentarsi con una fisionomia differente in base al loro sviluppo. Occorre quindi imparare a riconoscerle attraverso delle semplici caratteristiche. Precisamente, durante la giovane età il corpo della trota iridea si presenta snello ed allungato, mentre una volta che raggiunge l’età adulta, la fisionomia cambia diventando più massiccia e robusta. Questi pesci sono particolarmente noti per essere dei perfetti predatori, costantemente affamati.
Generalmente, la trota iridea si ciba di insetti, rane, vermi, ma all’interno della sua dieta vi possono essere anche altri pesci. Le trote di allevamento invece hanno un’alimentazione leggermente differente, poiché tendono a cibarsi di qualsiasi cosa commestibile che si trova all’interno dell’acqua e di mangime. Quest’ultimo è composto da farine animali. In particolare, è a base di crostacei. Quali sono dunque le proprietà nutritive della trota iridea? Le virtù di questo pesce sono tantissime. Ebbene sì, questa specie cela numerosi vantaggi e benefici per l’organismo più di quanto si possa immaginare. La trota iridea è un alimento ricco di proteine, le quali hanno un importante valore biologico. Non solo, il suo consumo assicura un’elevata quantità di ferro e potassio. Pertanto, questo alimento è particolarmente indicato per le diete ipocaloriche. Le virtù di questo pesce possono anche rivelarsi il rimedio ideale per contrastare gli stati di ipertensione.
In dettaglio, la trota è fra gli alimenti ricchi di vitamina D, ma vi sono anche la vitamina B1 e la vitamina PP. Non sono da sottovalutare i benefici della trota salmonata, grazie alle sue spiccate proprietà antiossidanti. Al contrario dell’altra specie, il colore della carne di questo pesce si presenta più rosa. Questa caratteristica è dovuta alla quantità di carotenoidi che vengono assorbiti dal mangime che viene fornito in allevamento. Dato che la trota iridea è consigliata per un regime alimentare ipocalorico, non resta che approfondire in dettaglio le calorie che vengono assunte dal consumo di questo pesce. Precisamente 100 grammi di trota equivalgono a circa 148 calorie. Gran parte delle sostanze che vengono assunte corrispondono ad acqua e ed è completamente priva di carboidrati. Nonostante le caratteristiche specifiche, distinguere le trote non è così facile come può sembrare. Vi sono però delle razze più comuni che si possono trovare in Italia. Prima fra tutte è la trota fario. Quest’ultima è fra gli alimenti più apprezzati, è diffusa nelle zone alpine all’interno di laghi, torrenti e fiumi.
Questo prezioso pesce non solo è noto per il suo sapore delizioso, ma assicura anche delle importanti proprietà. La trota sarda invece rispecchia le stesse caratteristiche, ma è maggiormente diffusa nelle zone del Centro Sud. Poi vi è anche la trota marmorata, detta anche “marrone” e la “trota del lago”, definita anche “carpione”. La trota iridea invece, viene chiamata anche “trota arcobaleno” ed è una specie americana molto riconosciuta in Italia nell’ambito della pesca sportiva. Questa specie si adatta facilmente agli ambienti. Riesce infatti a vivere tranquillamente in qualsiasi luogo. Un fattore molto importante però è l’ossigeno, poiché dev’essere più che sufficiente per il benessere di questo tipo di pesce. Nonostante ciò, la trota iridea si sta diffondendo rapidamente anche all’interno degli ambienti naturali. Essendo uno dei pesci più utilizzati negli allevamenti, il costo non è elevato. A renderlo un pesce particolarmente pregiato è una caratteristica ben precisa, ovvero la trota si trova esclusivamente all’interno di acque pulite e questo è un vero e proprio vantaggio per la salute del consumatore. Tuttavia, per eliminare completamente la presenza di eventuali batteri si consiglia di cuocerla accuratamente, evitando di consumarla cruda. Sono tantissime le ricette sulla trota iridea. La varietà più comune per gustare un piatto veloce e prelibato prevede di lessare il pesce ed unire del prezzemolo, limone e pepe. Per dare un tocco di sapore in più si può anche optare per la maionese.
https://dilei.it/benessere/le-proprieta-benefiche-della-trota/463995/
I Percorsi Internazionali di Borghi d'Europa : Aquositas,Le Vie d'Acqua
Progetto 'L'Europa delle Scienze e della Cultura', Patrocinio IAI
(Iniziativa Adriatico Jonica-Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale
nella Regione Adriatico-Jonica)


Via Sergente Massimiliano Davanzo, 42, 31030 Saletto-San Bartolomeo TV, Italia 

venerdì 16 agosto 2019

La Fira di Sett Dulur a Russi e il bel e cot


"Nonostante si celebri da quasi 340 anni, la Fira di Sett Dulur di Russi, a mezza strada tra Ravenna e Faenza, nella Bassa Romagna, non ha perso il suo smalto e continua ad attiraredecine di migliaia di affezionati partecipanti.Nata nel XVII sec. come festa religiosa per rendere omaggio al culto della Madonna Addolorata, resa nell’iconografia popolare con il cuore trafitto dalle sette spade che ricordano i “dolori” della vita della Vergine, nel corso dei secoli si è via via accentuato l’aspetto laico e ludico di sagra paesana, con un aspetto predominante collegato alle eccellenze enogastronomiche del territorio ed in particolar modo il “bël e cöt”, il cotechino cioè.".
Così il giornalista romagnolo Massimo Tomassini scrive in FOOD AND SO ON (Cibo e Dintorni),la sua testata giornalistica, che racconta le eccellenze eno-gastronomiche del nostro bel paese, delle sue fiere e sagre, delle incantevoli città d’arte e dei borghi storici di cui è disseminato, con un occhio anche ad argomenti d’attualità.

Ma ritorniamo al bel e cot.
"Assomiglia a un cotechino, ma attenti a non definirlo tale perché i russiani doc potrebbero risentirsene. Stiamo parlando del bel-e-cot (in italiano ‘bello e cotto’, cioè già cucinato), un salume di circa mezzo chilogrammo di peso prodotto soprattutto a Russi, in provincia di Ravenna.
Viene ottenuto con la golena, la testa disossata privata delle orecchie e la cotenna lessata (30-40 per cento) del maiale. La cotennta è tritata con uno stampo da salame o mortadella e deve essere tenera, perché nel “bel e cot” ha la funzione di produrre il cosiddetto “inciach”, cioè di amalgamare.
La carne – tagliata a grossi dadi e mescolata con la cotenna – viene versata nel tritacarne insieme a sale grosso, pepe, chiodi di garofano, cannella, noce moscata e zucchero. L’impasto è poi insaccato in budella di pecora o vitellone." ( da Romagna a tavola).
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sabato 23 febbraio 2019

Il Polo Tecnologico di Tebano presentato a Borghi d’Europa, all’Agriturismo Massari


Il perito agrario Gianluigi Baccarini (amministratore unico di All Vineyard), ha raccontato la storia del Polo Tecnologico Tebano di Faenza, autentica eccellenza della Romagna,in occasione dell’incontro che la rete internazionale Borghi d’Europa ha proposto all’Agriturismo Massari di Conselice.
Il Polo Tecnologico Vitivinicolo di Tebano è situato in un territorio bellissimo, circondato dalle colline ricoperte di vigneti e oliveti alle porte di Faenza.
Nel corso della presentazione sono stati ricordati gli Enti che ne fanno parte,illustrando gli ambiti specifici di competenza: l’Università di Bologna, dipartimento agricoltura e enologia; Astra, l’Agenzia per la sperimentazione tecnologica e la ricerca agroalimentare; la Cooperativa CAV, laboratorio di analisi sulla genomica e centro di ricerca, sperimentazione e conservazione e moltiplicazione di materiale vivaistico; il Consorzio Vini di Romagna; il CRPV che promuove
e coordina le attività di ricerca e sperimentazione enologica e vitivinicola e Terre Naldi, che si occupa della manutenzione e gestione immobiliare e del territorio agricolo al servizio dei vari enti.
Particolarmente interessante la visita ai laboratori, dove ogni varietà e specie agricola viene scrupolosamente analizzato da tecnici esperti, che si occupano tra le altre incombenze anche di analisi microbiologiche e sensoriali, oltre che prove sperimentali sui nuovi fitofarmaci per conto del Ministero dell’Agricoltura, anche col supporto degli studenti dell’Università di Bologna che possono in tal modo acquisire ulteriori competenze pratiche sul campo, in particolare in cantina, oltre le basi teoriche degli studi.
Collegato a “Valori Italia”, l’Ente di Certificazione Vini Igt e “Valori Italia Lab”, il laboratorio Analisi Chimiche, con le sue attrezzature d’avanguardia e la competenza tecnica e scientifica dei suoi ricercatori, il Polo Tecnologico di Tebano si è conquistato negli anni una fama indiscussa diventando una vera e propria eccellenza in ambito vitivinicolo, vivaistico e non solo, conosciuta e utilizzata da molti agricoltori e vitivinicoltori non solo locali, ma anche a livello regionale e nazionale.
Gianluigi Baccarini é titolare e amministratore della societá AllVineyard.
Diplomato all’Istituto tecnico agrario Scarabelli di Imola, da oltre trent’anni svolge la propria attivitá nel settore agricolo e nella filiera agroalimentare.
La passione e l’esperienza negli ultimi dieci anni lo hanno portato a specializzarsi in particolare nel settore viticolo a 360 gradi. AllVineyard oggi é in grado di offrire prodotti, servizi e consulenze che vanno dall’impianto del vigneto alla gestione totale nelle varie fasi vegetative: dalla potatura alla raccolta. A ció si aggiunge l’attivitá di consulente iscritto all’albo dei periti agrari per quanto riguarda gestione di aziende agricole e perizie tecnico-economiche.
Per garantire risposte qualificate a tutte le problematiche della gestione aziendale e colturale, la societá si avvale di un team di collaboratori specializzati nei diversi settori di competenza.
Borghi d’Europa realizzerà una tappa del Percorso Internazionale Eurovinum,il Paesaggio della
Vite e del Vino presso il Polo Tecnologico di Tebano.
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mercoledì 18 ottobre 2017

LE VIE DEL CAFFE’ : IL CAFFE’ DEL FUTURO SI CHIAMA MOKAITALIA

Mokaitalia si propone dunque come un perfetto esempio di quel rinnovato impegno da parte di tante Aziende Italiane alla ricerca della qualità nel mondo del caffè che ci auguriamo possa in breve tempo permettere all’Espresso Italiano di conquistare il riconoscimento Unesco quale Patrimonio dell’Umanità.
Gianluigi Pagano

sabato 30 maggio 2015

Cantine Aperte in Canton Ticino : il percorso per la stampa il 30 maggio, grazie a Ticinowine


Ticinowine in occasione di 'Cantine Aperte 2015', ha organizzato nella regione viticola del Bellinzonese, un percorso guidato riservato a giornalisti e comunicatori, che si è tenuto sabato 30 maggio,con la partecipazione nelle vesti di guida di Andrea Conconi, direttore di Ticinowine.
La prima cantina visitata è stata CAGI,Cantina Giubasco SA con la presenza di Sebalter, noto cantante e violinista ticinese, padrino dell'evento.
La Cantina di Giubiasco nasce nel 1929 come Cantina Sociale e si trova nello stesso edificio dove si trova ancora oggi. Nel 1985 viene poi acquistata dalla LATI e diventa una SA. Allo stabile principale è stata annessa una parte in cui è stata ricavata una piccola enoteca che funge anche da ricevimento.
Oggi la Cantina di Giubiasco svolge un importante ruolo socio-economico: tramite la vinificazione del raccolto di circa cinquecento viticoltori, CAGI smercia circa il 10% dell'intera produzione vitivinicola del Canton Ticino.
La quasi totalità dell'uva conferita alla Cantina proviene dai distretti di Bellinzona e Locarno. Piccoli quantitativi provengono dal resto del Ticino e dalla Mesolcina (Grigioni). In queste zone l'attività di CAGI valorizza le migliori uve Merlot di vecchi vigneti, dalle quali dipende la reputazione dei suoi vini. Per soddisfare le differenti esigenze del consumatore, mantenendo viva nel contempo la tradizione, CAGI ha prima sperimentato e poi sviluppato un'importante diversificazione della produzione. Con le uve pregiate Merlot, che rappresentano la quasi totalità del raccolto conferito alla Cantina, si producono vini rossi, bianchi e rosati. CAGI è la culla della vinificazione in bianco del Merlot, scelta tecnica e commerciale di successo, molto apprezzata a livello nazionale.

Giancarlo Pestoni, nume tutelare della Cantina Pizzorin a Sementina, ha accolto i visitatori, per raccontare la storia della sua attività. Alla cantina Pizzorin si accede attraverso un arco, per poi percorrere un sentiero impegnativo ( se non si vuol utilizzare la piccola funicolare,molto utile nei tempi della vendemmia per portare l'uva in cantina). Tra i vini che Pestoni produce vogliamo ricordare il TI4 che nasce dall'idea di alcuni piccoli produttori del Canton Ticino al fine di valorizzare i vini del Sotto e del Sopra Ceneri, assemblando le migliori produzione di ognuno di loro in una cuvèe sorprendente. Il suo Merlot è semplicemente memorabile.

La Cantina Agriturismo Pian Marnino a Gudo, ha poi accolto a pranzo i visitatori.
L’azienda Pian Marnino di proprietà di Tiziano Tettamanti si trova a Gudo, comune situato sulla sponda destra del fiume Ticino. Buona parte del suo territorio è occupata dalle vigne che salgono dalla pianura fin su le soleggiatissime colline, qui la viticoltura è favorita dall’importante luminosità e dalla perfetta esposizione verso meridione. Pian Marnino può avvantaggiarsi di un agriturismo dove si possono apprezzare appetitose preparazioni e degustare i vini dell’azienda. Il nome “marnino” deriva da marna il nome del mulino che serviva la zona.

Nel pomeriggio la Cantina Ramelli a Gudo ha aperto le sue porte al mondo dell'informazione.Una leggera brezza di lago spira tra i filari dei Colli di Gudo : il BIANCO, il ROSATO, il rosso MERLOT e il rosso TORMENTO sono i quattro vini prodotti in proprio, dall’innesto alla bottiglia. – E a un prezzo sostenibile dai ticinesi, – soggiunge FLAVIO RAMELLI, vivaista, viticoltore e vinificatore, intanto che ci conduce dal vigneto alla cantina. L’abilità dell’operatore consiste nel trovare il calibro preciso tra il porta innesto e la marza d’innesto, così da creare una saldatura perfetta della nuova barbatella. A fine maggio, al termine della forzatura, le barbatelle sono acclimatate all’aperto, per poi passare al vivaio di Ascona. Messe a dimora, ci vorranno tre anni prima che fruttifichino, e quattro per vinificare. – Io sono di ceppo agricolo – conclude, innestando il proprio moderno vivaio viticolo, uno dei quattro accreditati in Ticino, sulla tradizione paterna. E mai metafora famigliare fu applicata più alla lettera.

La visita si è conclusa poi all'Azienda Vitivinicola La Segrisola di Gudo, bel posto immerso nei vigneti. Azienda vitivinicola a livello famigliare (marchio VINATURA), copre con la propria offerta agrituristica tutto l'anno.
Il marchio VINATURA® è stato creato per selezionare e premiare i migliori vini svizzeri prodotti secondo severi criteri che sposano carattere, autenticità, qualità, competenza, tradizione e rispetto dell'ambiente.
“Passione è la parola d'ordine. Come spiegare altrimenti che, annata dopo annata, siano sempre così numerosi a ricominciare tutto daccapo nonostante le sconfitte o i capricci del tempo, a curare con impegno una piantina difficile da vinificare, o a domare una forte pendenza. Una passione che condividono con estremo piacere”.
E, con questo passaggio enoico, si conclude anche per il 2015 la visita a Cantine Aperte.
La competenza e l'affabilità di Andrea Conconi ci hanno accompagnato in questo percorso del buon e bello vivere.


domenica 24 maggio 2015

L'Emilia Romagna, Comunicare per Esistere 2015 e la rete dei borghi europei del gusto




Con la partecipazione del Comitato Bologna,Capitale del Gusto alle giornate di informazione di Laboratorio Europa a Susegana, per i lavori del circuito di Terre di Collina Collinando, sono continuate le iniziative che conoscono la partecipazione dell'Emilia Romagna al progetto d'informazione 'Comunicare per Esistere 2015', promosso dalla rete dei borghi europei del gusto e dall'associazione l'Altratavola.
Il Consorzio Il Bagnacavallo aveva partecipato all'incontro delle terre d'acqua che si era tenuto a Casale sul Sile, presso l'Agriturismo Porcaloca, per proporre un territorio ricco di storia e di un magico vino, il 'burson'.
'Bacco a Bologna' è la sintesi dell'intervento del Comitato Bologna Capitale del Gusto che, nel presentare le caratteristiche dei Colli Bolognesi, ha tratteggiato l'interessante produzione enoica
locale.
I giornalisti e i comunicatori dell'Associazione l'Altratavola stanno ultimando il dossier di informazione su Cesena e le Terre di Romagna che preannuncia una visita 'gustosa' con la redazione della trasmissione multimediale L'Italia del gusto.

Prodotti che raccontano l'Emilia-Romagna
Prodotti che raccontano l'Emilia-Romagna ad Expo 2015
La tradizione che incontra l’innovazione
La cottura nelle caldaie di rame, i gesti sapienti dei maestri casari, il lento invecchiamento. Un prodotto che viene fatto oggi come nove secoli fa: nessun additivo e conservante, solo il latte pregiato della zona d’origine, caglio e sale. In un territorio circoscritto dai fiumi Po e Reno, dove operano circa 400 piccoli caseifici artigianali.

Il Parmigiano-Reggiano è solo una delle eccellenze enogastronomiche dell’Emilia-Romagna, la regione che vanta il più ricco patrimonio di prodotti tipici italiano ed europeo. Un paniere di 39 Dop e Igp ai quali si aggiungono oltre 300 specialità tradizionali, 29 vini Doc, Docg e Igt, decine di grandi marchi simbolo del made in Italy.

Come il Prosciutto di Parma, che viene fatto a sud della via Emilia, tra il fiume Enza e il torrente Stirone, perché solo qui si realizzano le particolari condizioni climatiche necessarie alla stagionatura. O l’Aceto Balsamico tradizionale di Modena e Reggio Emilia, che deve invecchiare almeno 12 anni e passare attraverso un processo di progressiva concentrazione prima di assumere quelle caratteristiche organolettiche che ne fanno un prodotto unico al mondo.
E ancora: l’Olio extravergine di Brisghella, la Pesca e Nettarina di Romagna, l’Asparago di Altedo, la Mortadella di Bologna, il Culatello di Zibello. E i vini tipici dell’Emilia-Romagna: il Pignoletto, il Lambrusco, l’Ortrugo, il Sangiovese…

Materie prime di qualità, tecniche di coltivazione e di produzione rispettose dell’ambiente e della salute dei consumatori, disciplinari rigorosi, tracciabilità, controlli lungo tutta la filiera.

La tradizione che incontra l’innovazione.

Eccellenze in cui si ritrova il gusto per il buon vivere di questa terra, ma anche il rispetto di regole e procedure rigorose, unico vero baluardo contro le contraffazioni.

Prodotti che possono nascere solo qui, in un territorio straordinariamente ricco di biodiversità, di storia, di cultura. Prodotti che in tutto il mondo parlano dell’Emilia-Romagna e della sua gente.



venerdì 10 aprile 2015

“BOLOGNA; CAPITALE DEL GUSTO” A MONGHIDORO


L’ITALIA DEL GUSTO CELEBRAVA “BOLOGNA; CAPITALE DEL GUSTO” A MONGHIDORO
L’ITALIA DEL GUSTO CELEBRAVA “BOLOGNA; CAPITALE DEL GUSTO” A MONGHIDORO
Le bellezze naturali di Monghidoro e la calda ospitalità di questo borgo, posto a cavaliere dell’Appennino, hanno conquistato L’Italia del Gusto

La ragione per cui l’Associazione L’Italia del Gusto ha deciso di presentare le attività del quarto anno della Manifestazione “Bologna, capitale del Gusto”, non in città, come nelle precedenti edizioni, ma a Monghidoro, sono molteplici.
Non solo per la bellezza del paesaggio, che già giustificherebbe ampiamente la scelta, ma anche perché questo Borgo di montagna, posto a cavallo dell’Appennino, a 55 chilometri da Bologna e 49 da Firenze, sembra simboleggiare lo spirito di interculturalità che costituisce il tema dell’anno 2008 proposto dal Consiglio d’Europa e che noi intendiamo celebrare.
Già l’antico nome del paese: “Scaricalasino” indica questa specificità, di essere punto di incontro e di ristoro per le varie carovane di asini (i camion di un
tempo) che attraversavano l’Appennino.
Il senso dell’ospitalità che abbiamo trovato all’Osteria del Fantorno, recentemente ricostruita sui resti di un’antica locanda, assieme alla tipica bonomia bolognese dei Monghidoresi, ci ha fatto abbandonare ogni incertezza. Questo paese ci è sembrato la perfetta realizzazione degli scopi de L’Italia del Gusto: orgoglio delle proprie tradizioni e stimolo alla loro conoscenza, senza per questo chiudersi in esse, ma anzi offrendo sia dialogo che ospitalità.


Il Forum del Gusto, promosso dal Comitato “Bologna, Capitale del gusto”, si è tenuto presso il Municipio di Monghidoro, sotto il Patrocinio della Regione Emilia Romagna e della Civica Amministrazione.
Dopo l’introduzione del prof. Gianluigi Pagano (delegato de l’Azione Borghi Europei del Gusto), che ha presentato le iniziative d’informazione de L’Italia del Gusto, l’Assessore Matteo Boschi si è soffermato sulle caratteristiche storiche, culturali, artistiche ed enogastronomiche della zona. Nel corso dell’incontro sono state segnalate alcune realtà produttive ed alcune esperienze di valorizzazione del territorio che sono apparse particolarmente significative a L’Italia del Gusto, per giungere ad una vera conoscenza interculturale, nella quale ogni cultura, ogni tradizione non si chiuda in sé stessa, ma neppure affoghi tutto in un indistinto “melting pot”.

Gli interventi sono stati scanditi con il metodo delle interviste in diretta ai protagonisti di queste esperienze significative.
Il Salumificio Negrini ha raccontato la storia dell’Azienda Bonfatti (acquisita nel 1999), specializzata nella produzione di salami e mortadelle di alta qualità, oltre che di due recenti prodotti innovativi come il salame Bonfatto e la mortadella Bonfattella, caratterizzati dall’utilizzo nel loro impasto di carne magra di primo taglio, pochi grassi e tanto gusto. 

L’Azienda “Famiglia Chiari” di Zola Predosa ha presentato “Sua Maestà Il Nero”, un formaggio che solo indicativamente si può apparentare al Parmigiano: in realtà è una delizia coccolata dalla Famiglia Chiari per più di due anni che, quando compie i 16 mesi, viene “cappato”, cioè ricoperto con uno speciale impasto di grasso, che riproduce le tecniche in uso un tempo nelle montagne Bolognesi, così da ottenere un prodotto dal gusto morbido ed inconfondibile.
Per capirne l’unicità basti dire che ha ottenuto in Francia la medaglia d’oro come “miglior formaggio di montagna”.

L’Acetaia Dodi di Casalgrande (R.E.), dopo aver chiarito le differenze fra l’aceto balsamico di Modena e quello di Reggio Emilia, ha presentando i suoi “Balsamici Tradizionali” ed anche il suo “Riserva di Famiglia”, che ha esattamente gli ingredienti del tradizionale ma, pur avendo un gusto estremamente simile, viene offerto a prezzi molto più abbordabili.

Daniele Longanesi (viticoltore e presidente del Consorzio Il Bagnacavallo), ha parlato del mitico ‘”Burson”, vino della Bassa Romagna che presenta delle caratteristiche da grande rosso, che hanno stupito tutti i presenti.

Il Consorzio del Marchio Storico del Lambrusco di Modena è stato presentato dal prof. Pagano, che ha sottolineato come, accanto ai ” lambruschi vari” (alcuni anche provenienti dal Veneto!) che inondano gli scaffali sei nostri supermercati, vi siano anche dei prodotti controllati dal Consorzio, che si fregiano del marchio Doc, che sono ad un livello di eccellenza. E nella successiva degustazione tutti hanno apprezzato tutti i tre tipi di lambrusco (di Sorbara, Grasparossa di Castelvetro e Salamino di S. Croce) presentati.

All’incontro ha anche partecipato il Segretariato di Stato per il Turismo della Repubblica di San Marino. L’intervento, nel sottolineare la perfetta sintonia con le iniziative de L’ Italia del Gusto, ha presentato i due Consorzi che promuovono le eccellenze della piccola Repubblica: il Consorzio Terra di San Marino ed il Consorzio Vini. L’Italia del Gusto ha deciso di invitare le due realtà associate agli “Stati Generali del Gusto“ che si terranno in Veneto dal 5 al 7 luglio.

Ha chiuso la parte più convegnistica della manifestazione la dott.ssa Gloria Guerra, del “Centro Giancarlo Descovich” diretto dal prof. Antonio Gaddi dell’Università di Bologna, che ha comunicato la collaborazione del Centro all’“Osservatorio Europeo sulla Qualità della Vita” con una ricerca sul tema “Alle origini del Gusto” volta ad indagare le cause che intervengono nel determinare le nostre preferenze alimentari.
L’Amministrazione Comunale di Monghidoro ha quindi ospitato a convivio i giornalisti presso l’Osteria del Fantorno, che sorge dove fino agli inizi dell’800 i viaggiatori che dovevano raggiungere Firenze, giunti sulle pendici del Monte Oggioli, in prossimità del confine tra lo Stato Pontificio e il Gran Ducato di Toscana, incontravano una costruzione isolata chiamata appunto“Osteria del Fantorno”, che funzionava come locanda.
Successivamente il luogo fu abbandonato (forse era variato il tracciato stradale) e l’edificio si ridusse ad un cumulo di macerie. Recentemente l’Odv (Organizzazione di Volontariato) “Oltr’Alpe” ha deciso di valorizzare turtisticamente la zona ed ha iniziato i lavori per riportare alla luce i resti della antica Osteria.
La stessa Odv ha poi collaborato con l’amministrazione comunale di Monghidoro per realizzare a poca distanza la nuova Osteria del Fantorno. L’edificio, completato da poco, è stato adibito a luogo di ristorazione e rifugio escursionistico.
In questo splendido contesto, i “viandanti dell’informazione” hanno potuto apprezzare, tra l’altro, la straordinaria lingua insaccata in questo caso presentata dal macellaio “Brighel”, ma che è una ricetta frutto della collaborazione di tutti i norcini Monghidoresi, presentata in occasione della Festa del Maiale), i formaggi dell’Azienda Agricola La Cartiera dei Benandanti della famiglia Berti (fattoria, agriturismo con ristoro e alloggio, produzione di carne e formaggi, ecc.), il pane e i dolci del Panificio Salomoni e Gamberini &Lipparini e la straordinaria birra artigianale di castagne prodotta dalla Cooperativa Sociale “Campeggio Monghidoro”.

Forse grazie all’ottimo cibo somministratoci, o più facilmente per merito di Lambrusco e Burson che innaffiavano generosamente il nostro convivio, o di una splendida “Vecchia Romagna 10 anni” che l’ha concluso, quando siamo usciti per ritornare ahimè in città, ci sono venute in mente le parole di Goethe: ”Gli Appennini sono per me un pezzo meraviglioso del creato…Qui le montagne hanno un carattere sotto ogni aspetto diverso. Non si deve tuttavia immaginarsi un deserto, bensì una regione quasi dappertutto coltivata benché montuosa. I castagni prosperano egregiamente; il frumento è bellissimo e le messi, ormai verdeggianti. Lungo le vie sorgono querce sempre verdi dalle foglie minute e intorno alle chiese e alle cappelle agili cipressi.
(Viaggio in Italia).

A parte il grano, che ora si coltiva poco, mi sembra che questa descrizione sia ancora perfettamente adeguata, dato che qui ben poco è mutato nel paesaggio.
Il paese cerca infatti di preservare il proprio aspetto e le proprie tradizioni.
Ad esempio visitando il Museo della Civiltà contadina nella frazione di Piamaggio, sembra di entrare nelle abitazioni e negli ambienti montanari del primo ‘900.
Anche i mulini ad acqua, che costellavano i ruscelli montani, vengono restaurati ed aperti ai visitatori per recuperare e mostrare un importante pezzo di civiltà.
Presto in questi molini restaurati si potrà nuovamente macinare il frumento ed ottenere farina per il vero “pane di montagna”.

                                                                              G.P.